Ipertensioni endocrine
Nella maggior parte dei pazienti l’ipertensione arteriosa è definita essenziale, cioè non riconducibile a una singola causa identificabile. In una quota di casi, tuttavia, l’aumento della pressione è provocato da una malattia endocrina. Riconoscere queste forme è particolarmente importante perché un trattamento mirato può migliorare notevolmente il controllo pressorio e, in alcuni casi, portare alla guarigione.
Tra le principali cause endocrine vi è l’iperaldosteronismo primario, dovuto a un’eccessiva produzione di aldosterone da parte del surrene. Deve essere sospettato soprattutto in caso di ipertensione resistente ai farmaci, ipopotassiemia, adenoma surrenalico o ipertensione insorta in giovane età.
Il feocromocitoma è un tumore raro, generalmente localizzato nel surrene, che produce quantità eccessive di catecolamine. Può provocare crisi caratterizzate da bruschi aumenti della pressione, palpitazioni, cefalea, sudorazione intensa, tremori e pallore. In altri pazienti l’ipertensione è stabile e persistente. La diagnosi si basa sul dosaggio delle metanefrine plasmatiche o urinarie e, successivamente, sugli esami di imaging.
Anche l’eccessiva produzione di cortisolo, come avviene nella sindrome di Cushing, può causare ipertensione, aumento del grasso addominale, debolezza muscolare, diabete, osteoporosi, alterazioni cutanee e maggiore rischio cardiovascolare.
Ulteriori cause comprendono acromegalia, disturbi tiroidei e alcune rare alterazioni genetiche o del metabolismo dei mineralcorticoidi.
La valutazione endocrinologica è consigliata in presenza di ipertensione resistente, esordio precoce o improvviso, crisi pressorie, alterazioni del potassio, masse surrenaliche o segni clinici suggestivi di un’eccessiva produzione ormonale. L’identificazione della causa permette di scegliere tra terapia farmacologica specifica, trattamento chirurgico e monitoraggio nel tempo.