Morbo di Plummer

Il morbo di Plummer, chiamato anche gozzo uninodulare tossico, è una causa di ipertiroidismo caratterizzata dalla presenza di uno o più noduli tiroidei che producono ormoni in maniera autonoma, cioè indipendentemente dal controllo esercitato dall’ipofisi attraverso il TSH. Quando è presente un solo nodulo autonomo si parla più propriamente di adenoma tossico.

La malattia compare soprattutto negli adulti e negli anziani e può svilupparsi gradualmente a partire da un gozzo uninodulare presente da molti anni. I sintomi possono essere meno evidenti rispetto a quelli del morbo di Basedow e comprendere palpitazioni, aumento della frequenza cardiaca, perdita di peso, stanchezza, intolleranza al caldo, sudorazione, tremori, insonnia e debolezza muscolare. Negli anziani l’esordio può manifestarsi prevalentemente con fibrillazione atriale, peggioramento di una cardiopatia o perdita involontaria di peso.

La diagnosi si basa sul dosaggio di TSH, FT4 e FT3, sull’ecografia tiroidea e, quando indicato, sulla scintigrafia, che consente di identificare il nodulo “caldo” responsabile dell’eccessiva produzione ormonale. Il nodulo autonomo è generalmente benigno, ma deve essere valutato ecograficamente per escludere caratteristiche sospette.

I farmaci antitiroidei possono controllare temporaneamente l’ipertiroidismo, ma normalmente non eliminano l’autonomia del nodulo. Il trattamento definitivo può prevedere la terapia radiometabolica con iodio radioattivo oppure l’intervento chirurgico, soprattutto in presenza di gozzi voluminosi, sintomi compressivi o noduli sospetti. In alcuni casi selezionati possono essere considerate tecniche mini-invasive.

Una diagnosi tempestiva è importante per ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari, osteoporosi e fragilità muscolare associate all’ipertiroidismo persistente.